SERVIZI PER CMS
SERVIZI DIGITAL MARKETING

Migrazione SEO: guida pratica per non perdere traffico, posizionamento e fatturato

Ogni anno in Italia decine di siti web perdono dal 40 al 70 per cento del traffico organico non per penalizzazioni algoritmiche, ma per migrazioni gestite senza metodo.

Un ecommerce con 15.000 schede prodotto azzerato in tre settimane. Un portale B2B che generava 200 lead al mese sceso a 40. Un blog editoriale con anni di contenuti indicizzati, sparito dalle serp. Nessuno di questi siti aveva ricevuto una penalizzazione. Tutti avevano migrato senza un piano SEO.

Il problema non era il cambio di piattaforma: era come lo avevano fatto. Redirect assenti o generici verso homepage, metadati persi durante il deploy, file robots.txt di staging copiati in produzione. Errori prevedibili e prevenibili.

La soluzione esiste ed è replicabile. Redirect mappati uno a uno, ambiente di staging testato a fondo, monitoraggio continuo nelle settimane successive al lancio. Con questi elementi, le stesse migrazioni diventano occasioni per aumentare traffico organico e conversioni.

In SEO Leader accompagniamo solo migrazioni necessarie, perché spostare un sito web senza un motivo strategico chiaro significa assumere rischi inutili. Quando invece il cambiamento serve — nuova piattaforma, internazionalizzazione, architettura più efficiente — lavoriamo perché diventi una leva di crescita. Abbiamo seguito oltre 50 progetti di migrazione seo tra ecommerce con decine di migliaia di prodotti, portali B2B multilingua e siti editoriali con archivi ventennali. Questa guida raccoglie quello che abbiamo imparato sul campo.

Cos’è la migrazione SEO e quando è davvero necessaria

Una migrazione seo non è semplicemente spostare un sito da un server a un altro. È l’insieme di cambiamenti strutturali che modificano il modo in cui i motori di ricerca scansionano, indicizzano e valutano le pagine: URL, architettura, protocollo, piattaforma o dominio. Ogni modifica impatta direttamente sulla link equity (chiamata anche “link juice”) accumulata, sul crawl budget assegnato da Google e sulla posizione nelle serp.

Google classifica le migrazioni in base alla continuità degli URL. Se gli indirizzi cambiano, il motore tratta le nuove pagine come entità separate e deve rivalutare tutti i segnali di autorità. Per questo le migrazioni con cambio URL sono ad alto rischio, mentre quelle che preservano la struttura degli indirizzi si gestiscono con meno complessità.

Le principali tipologie includono il cambio dominio, ad esempio il passaggio da un .it a un .com per espandersi a livello internazionale, con tutti i segnali di autorità da trasferire tramite redirect 301 e lo strumento Cambio Indirizzo di Google Search Console. Il cambio CMS, come la migrazione da WooCommerce a Shopify o da Magento a PrestaShop, che introduce nuovi pattern di URL. Il redesign profondo, che ristruttura architettura delle categorie, consolida sezioni ed elimina contenuti obsoleti. Il cambio protocollo da http a https, che richiede redirect completi per evitare contenuti misti e perdita di equity. E il restyling grafico senza cambio URL, che spesso non richiede interventi seo a meno che non degradi i Core Web Vitals.

La migrazione seo diventa necessaria quando il CMS attuale non è più supportato o scalabile, quando si vuole consolidare più domini in un’unica presenza digitale, o quando la struttura delle URL non riflette più l’architettura informativa del sito. Se nessuna di queste condizioni si verifica, spesso la scelta migliore è non migrare.

Perché la migrazione seo è un processo critico per il business

Migrazione SEO: aspetti fondamentali da gestire
Migrazione SEO: aspetti fondamentali da gestire

Nei tre-sei mesi successivi a una migrazione mal gestita, i dati mostrano crolli medi del 20-50 per cento nelle sessioni organiche. In nicchie competitive, questo si traduce in cali del 15-30 per cento su lead e vendite. Non è teoria: è quello che succede quando redirect, canonical e struttura vengono trattati come dettagli tecnici invece che come asset strategici.

Il pattern che vediamo più spesso in SEO Leader è la chiamata di emergenza dopo aver lanciato il nuovo sito senza coinvolgere la seo. Nessun redirect. Nessun mapping. Nessun monitoraggio. E il traffico che crolla mentre tutti cercano di capire cosa sia successo.

Le ragioni per cui le aziende migrano sono legittime: replatforming ecommerce per scalabilità con cataloghi superiori a diecimila SKU, internazionalizzazione con domini o sottodomini dedicati e gestione hreflang, passaggio a https per evitare warning di sicurezza e segnali negativi per il ranking, adeguamento a Core Web Vitals con miglioramento della user experience, consolidamento di più siti in un’unica presenza digitale più forte.

Una migrazione ben progettata può diventare un reset controllato. L’occasione per ripulire thin content, consolidare pagine cannibalizzate, migliorare la struttura di navigazione interna e ripartire con un sito che ha un’architettura SEO più solida di prima.

Tipologie di migrazione seo e livelli di rischio

Non tutte le migrazioni comportano lo stesso livello di rischio. Ogni tipologia porta criticità specifiche che vanno anticipate nella fase di pianificazione.

  • Cambio dominio (es. da brand.it a brand.com): rischio elevato di perdita dei segnali di autorità se i redirect 301 non sono implementati correttamente; il geotargeting va riconfigurato in Search Console e il passaggio va comunicato tramite lo strumento Cambio Indirizzo
  • Cambio protocollo (http → https): rischio di contenuti misti e catene di redirect se non si aggiornano tutti i riferimenti interni, i canonical e i link nella sitemap XML
  • Ristrutturazione URL: rischio di generare catene di redirect multiple che rallentano il crawling, consumano crawl budget e diluiscono la link equity
  • Cambio CMS e hosting: rischio di perdere la parità on-page (title, meta description, heading, alt immagini) e di introdurre problemi di performance che peggiorano i Core Web Vitals
  • Redesign completo: rischio di orfanizzare pagine importanti, perdere link interni consolidati e alterare la distribuzione del PageRank interno
  • Migrazione internazionale (es. da /it/ e /en/ a sottodomini): rischio di errori hreflang e geotargeting che confondono Google sulla versione da mostrare per ciascun mercato

Un esempio dalla nostra esperienza: abbiamo seguito la migrazione di un ecommerce italiano da wordpress a Shopify con migliaia di schede prodotto, filtri di navigazione a faccette che generavano URL infinite e varianti con parametri complessi. Senza una gestione attenta con regole noindex e canonical, il rischio era duplicare l’intero catalogo nell’indice di Google.

I siti vetrina sotto le mille URL indicizzate si gestiscono in poche settimane. I portali con oltre diecimila URL richiedono tre-quattro mesi di preparazione seria, perché la complessità scala in modo non lineare con le dimensioni.

Le fasi operative di una migrazione seo efficace

In SEO Leader seguiamo una logica prima-durante-dopo con deliverable precisi per ogni fase, responsabilità assegnate e strumenti dedicati. Il processo va iniziato almeno sei-otto settimane prima del go live per siti medi. Per ecommerce complessi con decine di migliaia di prodotti, servono tre-quattro mesi.

Ogni fase richiede collaborazione tra team seo per analisi, mapping e monitoraggio, sviluppatori per implementazione tecnica e redirect, content per revisione e migrazione dei contenuti, marketing per coordinamento con campagne attive, e nei casi più complessi anche IT e legale per aspetti di compliance e sicurezza.

Pre-migrazione: audit, benchmark e mappatura redirect

Questa fase determina il successo o il fallimento dell’intera operazione. Saltarla o abbreviarla è l’errore più comune che vediamo.

L’audit seo completo prevede un crawl con strumenti come Screaming Frog, l’analisi di dodici-sedici mesi di dati da Google Search Console e Analytics, l’identificazione delle pagine con maggior traffico organico, conversioni e backlink. L’inventario URL deve elencare tutte le pagine indicizzate ordinate per peso seo e business, applicando una formula indicativa che incrocia sessioni organiche, tasso di conversione e profilo backlink.

La mappatura dei redirect è il cuore della pre-migrazione. Serve un foglio di lavoro strutturato con colonne per URL vecchia, URL nuova, tipo di redirect (301 permanente nella quasi totalità dei casi), priorità della pagina e note per i casi speciali. La regola d’oro è che ogni URL che genera valore deve avere una destinazione precisa: mai redirect di massa verso homepage, perché Google lo interpreta come perdita di contenuto e la rilevanza topica crolla.

Vanno raccolti anche i backlink esterni per assicurarsi che le pagine che ricevono link da altri siti abbiano redirect perfetti e la link equity venga trasferita integralmente. Obiettivi misurabili da fissare in anticipo: mantenere almeno l’85 per cento del traffico organico entro sessanta giorni, ridurre gli errori 404 sotto l’1 per cento delle URL totali, migliorare la velocità di caricamento di almeno il 20 per cento.

Staging: test su ambiente di sviluppo prima del lancio

L’ambiente di staging è dove si intercettano gli errori prima che diventino problemi in produzione. Deve essere accessibile solo al team, con motori di ricerca bloccati via password o robots.txt con Disallow per non creare contenuti duplicati o indicizzazioni premature.

Le verifiche da effettuare comprendono la struttura delle URL, tag title e meta description, heading H1 H2 H3, tag canonical, attributi hreflang per siti multilingua, dati strutturati e schema markup. Serve un crawl completo dello staging per intercettare errori 404, catene di redirect interne, loop e pagine orfane non raggiungibili dalla navigazione.

Il test delle performance è fondamentale: verificare i Core Web Vitals su dispositivi mobili e desktop usando PageSpeed Insights e Lighthouse, con target LCP sotto i 2,5 secondi, FID sotto i 100 millisecondi e CLS sotto lo 0,1. Infine serve una simulazione della user experience navigando il sito come farebbe un utente reale, testando menu, filtri, ricerca interna e processo di checkout per gli ecommerce.

Un passaggio spesso trascurato è la verifica dei dati strutturati: lo schema markup presente sul vecchio sito deve essere replicato o migliorato sul nuovo, perché la perdita di rich snippet nelle serp si traduce in un calo immediato del CTR e di visibilità nelle AI Overview. Controllare che i markup Product, FAQ, HowTo e BreadcrumbList siano correttamente implementati nello staging prima di andare live.

Gestione campagne Google Ads | Strategia Google Ads
Gestione la Migrazione del sito web

Go live: lancio controllato e primi controlli

Il giorno del lancio non è il momento per improvvisare. Programmare il go live in orari e giorni di traffico ridotto ed evitare periodi critici come Black Friday o campagne stagionali per ecommerce.

L’implementazione tecnica prevede l’attivazione dei redirect 301 lato server (mai via JavaScript), l’aggiornamento DNS con tempi di propagazione fino a 48 ore, il caricamento della sitemap XML aggiornata in Google Search Console e la rimozione di eventuali direttive di blocco residue dallo staging.

I controlli immediati includono la verifica del file robots.txt, delle direttive meta robots, dei canonical corretti, degli status code delle pagine principali. In SEO Leader attiviamo una war room per le prime 24-48 ore con team seo, sviluppatori e responsabili business pronti a reagire a errori critici attraverso un canale dedicato e un percorso di escalation definito.

Post-migrazione: monitoraggio, correzioni e assestamento

Post-migrazione: monitoraggio, correzioni e assestamento
Post-migrazione: monitoraggio, correzioni e assestamento

La migrazione non finisce con il go live. I primi trenta giorni servono per intercettare errori strutturali. La stabilizzazione di ranking e traffico organico avviene tra sessanta e centoventi giorni.

I report da monitorare includono errori di scansione 404 e 5xx in Google Search Console, andamento di click e impression per le pagine migrate, variazioni di posizionamento sulle keyword core e numero di pagine indicizzate, che deve stabilizzarsi entro quattro-sei settimane.

In SEO Leader annotiamo sempre la data di migrazione in Analytics e Search Console per correlare le variazioni di traffico agli interventi fatti. Report settimanali nelle prime quattro settimane, poi quindicinali fino a stabilizzazione, con metriche chiare e confronto con il benchmark pre-migrazione.

Una volta stabilizzato il traffico, è il momento per gli interventi di ottimizzazione: nuovi contenuti per colmare gap semantici, miglioramento dei Core Web Vitals e attività di link building per consolidare l’autorità del nuovo dominio.

Un aspetto che monitoriamo con attenzione è il crawl budget: dopo una migrazione, Google può aumentare temporaneamente la frequenza di scansione per processare i redirect, ma se incontra troppi errori 404 o catene di redirect, rischia di rallentare l’indicizzazione delle nuove pagine. L’analisi dei log del server nelle prime settimane è lo strumento più affidabile per capire come Googlebot sta interagendo con il nuovo sito e se il budget di scansione viene speso sulle pagine giuste.

Errori che distruggono il traffico nelle migrazioni seo

Molti progetti che arrivano a SEO Leader in emergenza condividono sempre gli stessi errori. Li abbiamo catalogati dopo anni di recovery e interventi su disastri annunciati.

Redirect di massa alla homepage

Tutte le vecchie URL puntano alla home invece che alle pagine corrispondenti. Google interpreta questo come perdita di contenuto rilevante e la pertinenza topica crolla. Si individua con un crawl che mostra catene superiori a tre hop verso homepage. Si previene con il mapping uno a uno obbligatorio.

Perdita di metadati e contenuti on-page

Title, meta description, alt delle immagini non migrati o sovrascritti con i default del nuovo CMS. Si individua confrontando l’export on-page dello staging con quello del vecchio sito. Si previene con una checklist di verifica pre-lancio che include ogni elemento on-page.

File robots.txt bloccante in produzione

Il Disallow: / dello staging copiato per errore durante il deploy. Google smette di scansionare, le pagine escono gradualmente dall’indice, il traffico crolla senza apparente motivo. Abbiamo visto siti scomparire dalle serp per settimane a causa di questo singolo errore. Si previene con un controllo obbligatorio nel giorno del go live.

Catene e loop di redirect

Quando la catena A verso B verso C verso D attraversa più hop, ogni passaggio aggiunge latenza, consuma crawl budget e rischia di perdere link equity. I loop creano cicli infiniti che bloccano sia utenti che bot. L’obiettivo è sempre un singolo redirect dalla vecchia alla nuova URL. Il redirect 301 è permanente e trasferisce la quasi totalità dell’equity; il 302 è temporaneo e non trasferisce segnali in modo permanente. In migrazione serve quasi sempre il 301.

Link interni non aggiornati

I link nel menu, nel footer e nei contenuti puntano ancora alle vecchie URL, generando redirect interni inutili che rallentano il crawling e frammentano il PageRank interno. Si previene con un aggiornamento sistematico via search and replace nel database.

Un caso reale dal nostro archivio: nel 2023 un ecommerce ci ha contattato dopo che un firewall mal configurato bloccava Googlebot da tre settimane. Abbiamo risolto con whitelist degli IP e recuperato il 65 per cento del traffico in quarantacinque giorni. Nel 2024 un altro progetto con redirect di intere directory verso homepage: ricostruito il mapping corretto e ripristinato il posizionamento delle categorie in sessanta giorni.

Migrazione seo per ecommerce: complessità e priorità

La complessità di una migrazione scala in modo non lineare con le dimensioni del sito. Un ecommerce con cinquantamila schede prodotto non è cinquanta volte più complesso di uno con mille: è un ordine di grandezza diverso.

Le criticità specifiche includono il volume di URL generato da prodotti, varianti e filtri a faccette, che può creare migliaia di URL infinite richiedendo regole noindex e canonical rigorose. Serve identificare i prodotti e le categorie che generano l’80 per cento del fatturato, principio di Pareto, e assicurarsi che questi abbiano redirect perfetti e priorità massima nel mapping.

Per i prodotti esauriti o fuori catalogo bisogna decidere se impostare un redirect verso la categoria, verso prodotti simili o un codice 410 gone: ogni scelta ha implicazioni sulla link equity. I parametri URL di ordinamento, filtro e paginazione vanno gestiti per evitare duplicazioni massive nell’indice. Per i siti multilingua e multiregione, gli attributi hreflang devono essere corretti e il geotargeting configurato in Search Console per ciascun mercato.

Ogni piattaforma ha le sue peculiarità. Shopify impone pattern URL con /collections/ e /products/ predefiniti, con ottima performance ma limitata flessibilità sulle tassonomie personalizzate. WordPress offre massima flessibilità con plugin come Yoast e Redirection e gestione htaccess per redirect lato server. Magento presenta tassonomie profonde con molti attributi che generano URL complesse, e richiede mapping custom per evitare SKU orfani.

Tra il 2020 e il 2025 abbiamo gestito migrazioni ecommerce con volumi importanti. In un caso, cinquantamila URL prodotto con l’obiettivo di preservare un fatturato organico a sei cifre. La chiave è stata dedicare tre mesi alla sola fase di mapping e test, con verifiche incrociate tra team seo, sviluppo e business.

Un aspetto che incide sul successo delle migrazioni ecommerce è la gestione della sitemap XML: per cataloghi con decine di migliaia di pagine, servono sitemap suddivise per tipologia di contenuto (prodotti, categorie, pagine informative) inviate separatamente in Search Console, così da monitorare lo stato di indicizzazione per ciascun segmento e intervenire rapidamente dove necessario.

Strumenti e metodo per gestire una migrazione seo con i dati

Una migrazione senza dati è un salto nel buio. Servono log, analytics, search console e crawler per prendere decisioni informate.

Google Search Console è il punto di partenza: benchmark di impression, click e CTR per pagina e query, identificazione delle pagine più performanti, monitoraggio errori di indicizzazione post-migrazione, invio della sitemap XML aggiornata e verifica della copertura dell’indice. Google Analytics 4 fornisce dati di traffico, conversioni e comportamento utente per calcolare il valore economico delle pagine.

Screaming Frog permette il crawl completo del sito vecchio e nuovo con export di URL, status code, title, meta, canonical e catene di redirect. Ahrefs, Majestic SEO o SEMrush servono per l’analisi backlink, il Domain Rating, l’identificazione delle pagine che ricevono link esterni e il monitoraggio keyword. Un log analyzer è fondamentale per il parsing del comportamento dei bot e capire cosa viene scansionato e con quale frequenza, misurando il consumo effettivo di crawl budget.

Per progetti complessi, usiamo fogli di calcolo per incrociare dati da fonti diverse e calcolare uno score URL che combina sessioni organiche, tasso di conversione, profilo backlink e posizione media in Search Console. Nei progetti con ambienti di staging multipli, adottiamo sistemi di versioning dove gli sviluppatori annotano le modifiche rilevanti per la seo, facilitando il debug di eventuali problemi.

Trasformare la migrazione SEO da rischio a leva di crescita

Una migrazione SEO ben eseguita si basa su quattro pilastri: pianificazione anticipata con audit completo, dati affidabili per prendere decisioni, redirect mappati uno a uno senza scorciatoie, monitoraggio continuo per correggere in corsa.

Noi di SEO Leader preferiamo dire no a migrazioni improvvisate piuttosto che intervenire in emergenza su disastri annunciati. La migrazione non è un task tecnico da delegare agli sviluppatori: è un momento strategico di riposizionamento digitale, un’occasione per ripensare architettura, contenuti e presenza sui motori di ricerca e nelle risposte delle AI generative. Trattarla come tale fa la differenza tra un sito che perde anni di lavoro e uno che riparte più forte.

Se stai pianificando una migrazione, un audit preliminare può far emergere criticità invisibili dall’interno. Se hai già migrato e vedi problemi, interventi tempestivi possono limitare i danni. Spesso piccole correzioni fatte in anticipo salvano mesi di lavoro e centinaia di migliaia di euro di fatturato. Il futuro del traffico organico si decide nelle settimane prima del go live, non dopo.

Domande frequenti sulla migrazione SEO

Quanto tempo ci vuole per recuperare il traffico dopo una migrazione seo

Il tempo di recupero dipende dalla dimensione del sito, dalla frequenza con cui Google scansiona le pagine, dal livello di competizione nelle serp e dal tipo di migrazione. I primi segnali arrivano entro due-quattro settimane, quando Google processa i redirect e inizia a riposizionare le pagine. Il periodo critico è tra trenta e novanta giorni, quando si stabilisce se la migrazione ha funzionato o se ci sono problemi strutturali. La stabilizzazione completa richiede tre-sei mesi per progetti complessi, specialmente ecommerce con migliaia di pagine o migrazioni con cambio dominio.

È normale un calo di traffico anche se ho fatto tutto correttamente

Sì, un calo fisiologico nelle prime settimane è frequente. Google deve riscansionare le pagine, processare i redirect, rivalutare i segnali di ranking nel nuovo contesto. Un calo del 5-15 per cento nelle prime due-tre settimane con recupero graduale è nella norma, purché le keyword di brand restino stabili e non ci siano spike di errori 404. Un calo superiore al 30 per cento che non si stabilizza, con keyword di brand che crollano e aumento significativo di errori, indica un problema strutturale che richiede intervento immediato. In questa fase è fondamentale non modificare di nuovo URL o struttura, non cambiare contenuti in modo massivo e non prendere decisioni affrettate.

Quanto costa una migrazione seo gestita professionalmente

I costi dipendono da ampiezza del sito, complessità tecnica, numero di mercati e lingue. Per progetti piccoli con siti vetrina e blog sotto le cinquecento URL, il range indicativo è tra i cinquemila e i diecimila euro. Per progetti medi con ecommerce piccoli e portali B2B tra le cinquecento e le cinquemila URL, si va dai quindicimila ai trentamila euro. Per progetti enterprise con ecommerce grandi e multilingua sopra le diecimila URL, dai quarantamila agli ottantamila euro o più. Ma il numero più importante è il costo opportunità: se il sito genera centomila euro al mese da traffico organico e una migrazione mal gestita causa un calo del 50 per cento per sei mesi, parliamo di trecentomila euro di mancati ricavi.

Come gestire la migrazione di un blog su un dominio principale

Quando un blog su dominio separato viene consolidato nel dominio principale, serve impostare redirect 301 da ogni URL del vecchio blog alla corrispondente nel nuovo percorso. Google propaga la link equity attraverso i redirect, quindi non serve contattare chi ha linkato per chiedere aggiornamenti. Il consolidamento rafforza l’autorità del dominio principale perché concentra i segnali di ranking su un unico dominio invece di disperderli.

Quali sono i rischi specifici di una migrazione da http a https

Il passaggio a https richiede redirect 301 da ogni URL http alla corrispondente https, aggiornamento di tutti i riferimenti interni compresi canonical, sitemap e link nel contenuto, verifica che non ci siano risorse miste che caricano asset http su pagine https, e rinnovo della proprietà in Google Search Console per il nuovo protocollo. Il rischio principale è la creazione di catene di redirect se restano attivi vecchi reindirizzamenti, con conseguente perdita di crawl budget e rallentamento dell’indicizzazione.

Come cambia la migrazione seo nell’era delle AI overview e del query fan-out

Con l’introduzione di Google AI Mode e del meccanismo di query fan-out, la migrazione seo non riguarda più solo il posizionamento nei classici dieci risultati blu. Google scompone le query complesse in sotto-domande parallele e seleziona i contenuti in base alla pertinenza semantica misurata tramite embeddings e cosine similarity, non più per semplice matching di parole chiave.

Questo significa che durante una migrazione è fondamentale preservare non solo le URL e i redirect, ma anche la ricchezza semantica dei contenuti, la struttura dei cluster tematici e i dati strutturati che aiutano le AI a comprendere e citare il contenuto. Un contenuto che copre l’ampiezza del cluster semantico di riferimento — con sinonimi, concetti correlati e terminologia tecnica distribuiti naturalmente — ha maggiori probabilità di essere selezionato come fonte nelle risposte generate dall’intelligenza artificiale.

Serve aggiornare i backlink esterni dopo un cambio dominio

No, se i redirect 301 sono implementati correttamente. Google segue i redirect e trasferisce i segnali di autorità. Concentrarsi su redirect perfetti e permanenti è più efficace che contattare centinaia di siti per chiedere aggiornamenti. Aggiornare i link può essere utile per risorse particolarmente importanti o per partnership strategiche, ma non è obbligatorio né prioritario.

Che differenza c’è tra migrazione seo e restyling grafico del sito

Il restyling del sito web grafico senza cambio di URL, architettura e struttura non richiede necessariamente un intervento di migrazione seo. Tuttavia se il redesign modifica la navigazione, sposta sezioni, cambia la disposizione dei contenuti o introduce nuovi template che peggiorano i Core Web Vitals, l’impatto sulla seo può essere significativo e va gestito con le stesse logiche di una migrazione completa.

Immagine di Christian Carlo Cilli

Christian Carlo Cilli

SEO and Digital Marketing Consultant | Trainer | Innovation Manager I Create Web Marketing and Digital PR strategies

SEO Leader un partner per il tuo successo online

Vuoi ricevere traffico qualificato da Google e incrementare visibilità e conversioni?
Contattami e costruiremo un business di successo

Vuoi ricevere traffico qualificato da Google e incrementare visibilità e conversioni?

TRATTAMENTO DEI DATI PERSONALI* Se ci contatti o compili il form in questa pagina ti informiamo che i dati personali che ci hai volontariamente fornito verranno utilizzati esclusivamente per rispondere alla richiesta posta ed eventualmente la mail generata potrà essere conservata all’interno del sistema di ricezione di email utilizzato dal titolare del sito. Questi dati non verranno registrati su altri supporti o dispositivi, né verranno registrati altri dati derivanti dalla tua navigazione sul sito e non saranno utilizzati per nessuna altra finalità (INFORMATIVA ART.13 REGOLAMENTO 679/2016)

Compila il breve questionario e riceverai in Omaggio un esclusivo e-book!

“Guida al SEO Copywriting - Come realizzare un articolo ottimizzato SEO e utile per gli utenti”

Consulente SEO | SEO Specialist | Esperto SEO | SEO Milano

Cosa contiene l'e-book?

Un’introduzione pratica alla creazione di contenuti che siano ottimizzati per i motori di ricerca.

Tra i temi che potrai approfondire ci sono:

  • Come scegliere le parole chiave per ottimizzare il tuo contenuto.
  • Come creare il titolo accattivante e ottimizzato SEO.
  • Consigli per strutturare un articolo per il web
    cosa sono tag title, meta description e H.
  • Tanti suggerimenti per la creazione di un blog basato sulla scrittura persuasiva.

Compila il questionario:

Dove ci hai conosciuto:
Ti interessa ricevere un SEO Audit Gratuito del tuo sito?
TRATTAMENTO DEI DATI PERSONALI* Se ci contatti o compili il form in questa pagina ti informiamo che i dati personali che ci hai volontariamente fornito verranno utilizzati esclusivamente per rispondere alla richiesta posta ed eventualmente la mail generata potrà essere conservata all’interno del sistema di ricezione di email utilizzato dal titolare del sito. Questi dati non verranno registrati su altri supporti o dispositivi, né verranno registrati altri dati derivanti dalla tua navigazione sul sito e non saranno utilizzati per nessuna altra finalità (INFORMATIVA ART.13 REGOLAMENTO 679/2016)