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Marketing per commercialisti: come valorizzare la propria attività nel rispetto del codice deontologico

Hai scritto il post, l’hai riletto, poi l’hai cancellato. Non serviva: il codice deontologico dice che la pubblicità informativa è libera. A fermarti non è stata una regola. È stata l’idea di come sarebbe suonato, letto da un collega.

Fare marketing per un commercialista è possibile. Il vero rischio non è comunicare: è rinunciare a farsi trovare per paura di regole che spesso vengono interpretate in modo più restrittivo di quanto siano realmente.

Le guide sul marketing per gli studi professionali ripetono tutte la stessa raccomandazione, rispettare il codice deontologico, senza dire cosa ci sia scritto dentro. Chi entra nel merito a volte sbaglia: una delle pagine più lette sostiene che un commercialista possa rivolgersi solo a chi rientra nel campo della professione, e rimanda al testo del 2019. Quella limitazione non c’è più.

Sotto trovi i quattro commi che decidono cosa puoi scrivere, le cose da togliere dal sito questa settimana e tre che quasi nessuno sa di poter pubblicare.

Marketing per commercialisti

Pubblicità e strategie SEO per commercialisti
Pubblicità e strategie SEO per commercialisti

Ogni discorso sul marketing per commercialisti passa da qui. L’articolo 44 del codice deontologico si intitola informazione, pubblicità informativa e utilizzo dei titoli. Il primo comma è una riga sola e dice che la pubblicità informativa, con ogni mezzo, avente a oggetto l’attività professionale, le specializzazioni e i titoli professionali posseduti, la struttura dello studio e i compensi delle prestazioni, è libera.

La norma non elenca i permessi per eccezione: dichiara la libertà e poi pone dei limiti su come si scrive. Il resto dell’articolo riguarda la forma del messaggio, non il diritto di pubblicarlo.

Il malinteso nasce dal testo precedente, più restrittivo, che circola ancora online. Il codice vigente è stato approvato il 21 marzo 2024 e modificato il 20 novembre 2025.

Tre cose che puoi pubblicare da domani

Nessuna richiede un via libera dell’Ordine. Tutte e tre chiedono una prova a sostegno: una data, un numero, un documento.

  • Il tuo listino. I compensi delle prestazioni sono citati per nome nel primo comma. Puoi scrivere quanto costa una dichiarazione dei redditi o un contratto di consulenza fiscale continuativa, purché sia chiaro cosa comprende.
  • Le tue specializzazioni. Revisione legale, crisi d’impresa, fiscalità internazionale, welfare aziendale: dichiararle è previsto dalla norma, non semplicemente sopportato.
  • I contenuti tecnici. Una scadenza spiegata, una circolare tradotta in italiano corrente, un adempimento smontato passo per passo. È la parte che ti riesce meglio e nessuna regola la limita.

Pubblicità per commercialisti: i quattro divieti che contano

I divieti sono quattro e stanno scritti nel codice deontologico pubblicato dal Consiglio Nazionale. Tre stanno nell’articolo 44, uno in un articolo che quasi nessuno collega al marketing.

  1. Nessun messaggio a chi non l’ha chiesto. Il secondo comma vieta di inviare, anche tramite terzi, comunicazioni telematiche e messaggi elettronici a potenziali clienti che non ne abbiano fatto richiesta. Il messaggio a freddo su LinkedIn e la mail alla lista comprata rientrano qui.
  2. Nessun superlativo e nessun confronto. Il terzo comma esclude le informazioni enfatizzanti, superlative, suggestive e comparative, e pretende che ogni informazione sia verificabile con elementi oggettivi. Cade il miglior studio della provincia. Cade anche a differenza di altri studi rispondiamo entro 24 ore, mentre rispondiamo entro 24 ore resta.
  3. Nessun nome di cliente. Il quarto comma vieta di indicare nominativi di clienti nelle informazioni pubblicitarie ancorché abbiano fornito il proprio consenso. La liberatoria firmata non basta: la norma non ammette deroghe su richiesta dell’interessato.
  4. Nessun compenso per la segnalazione. Non è nell’articolo 44 ma nell’articolo 14, comma 6: il professionista non deve offrire o corrispondere, a colleghi o a terzi, provvigioni o altri compensi per la presentazione o segnalazione di un cliente. Il contratto di lead generation pagato a contatto acquisito, il più venduto dalle agenzie, per uno studio iscritto all’albo è inapplicabile.

Cosa togliere dal sito:

Il quarto comma colpisce materiale che quasi ogni studio ha in home page, spesso su consiglio di qualcuno.

  • Le testimonianze firmate con nome e cognome, o con il nome dell’azienda cliente.
  • I loghi dei clienti nella sezione dicono di noi.
  • I casi studio che identificano l’impresa seguita, anche in modo indiretto.
  • Le frasi di confronto con altri professionisti, comprese quelle implicite.

Cosa resta possibile, e non è poco

Resta tutto ciò che il cliente ha chiesto per primo. Una ricerca su Google è una richiesta, un modulo compilato è una richiesta. Il codice non chiude i canali: chiude un modo di usarli, quello che parte dallo studio verso chi non ha detto niente.

I consigli che trovi online, verificati sul codice

Le guide di marketing per commercialisti danno quasi tutte gli stessi consigli, e nessuna cita un comma. Questa tabella lo fa, con il testo della norma accanto a ogni riga.

Consiglio che si legge spesso Cosa dice il codice in vigore
Pubblica le testimonianze dei clienti con nome e azienda Vietato. Comma 4: mai nominativi di clienti, nemmeno con il loro consenso
Metti i loghi dei clienti in home page Vietato, stessa norma: è un nominativo a tutti gli effetti
Scrivi che sei il miglior studio della zona Vietato. Comma 3: niente informazioni superlative o enfatizzanti
Spiega perché sei più completo dei colleghi Vietato. Comma 3: niente informazioni comparative o denigratorie
Contatta i potenziali clienti in privato su LinkedIn Vietato. Comma 2: niente messaggi elettronici non richiesti, neanche tramite terzi
Paga l’agenzia per ogni contatto che ti porta Vietato. Articolo 14, comma 6: niente compensi a terzi per la segnalazione di un cliente
Non pubblicare i prezzi, per uno studio non si fa Falso. Comma 1: i compensi delle prestazioni sono fra le informazioni libere
Puoi rivolgerti solo a chi è già cliente o del settore Falso, e viene dal codice precedente. Comma 1: la pubblicità informativa è libera, con ogni mezzo

Le ultime due righe sono le più costose: sono divieti che non esistono, e chi ci crede rinuncia a pubblicare quello che potrebbe. Per impostare i contenuti dello studio vale il content marketing.

SEO per commercialisti: farsi trovare da chi sta già cercando

Fra tutti i modi di promuovere lo studio, il sito web che compare nei risultati di ricerca è quello che il codice ostacola meno, e la ragione sta nella struttura della norma. Il secondo comma colpisce il messaggio che parte da te verso chi non l’ha chiesto. Una pagina che si posiziona fa l’opposto: sta ferma e aspetta la domanda.

Il vincolo deontologico e quello che funziona coincidono. Il terzo comma chiede informazioni verificabili con elementi oggettivi. Sono le stesse pagine che i motori di ricerca premiano: quelle che portano una procedura, una data, un riferimento normativo, invece di una promessa.

Chi cerca un commercialista parte quasi sempre da un problema pratico, non dal nome di uno studio: come funziona il forfettario, quanto costa aprire una partita IVA, cosa succede se salta una scadenza. Ogni domanda è una pagina possibile ed è già una richiesta.

La zona conta più della specializzazione

Un imprenditore che cerca assistenza tende a restare vicino, anche quando l’incontro poi avviene online. Per uno studio con un indirizzo fisico la scheda su Google e le pagine di zona pesano più della vetrina istituzionale: è il meccanismo della local SEO, con un accorgimento in più, che qui le recensioni vanno mostrate senza il nome di chi le ha scritte.

Scopri su quali domande compare oggi il tuo studio

Bastano l’indirizzo del sito e la provincia. Torna indietro l’elenco delle ricerche su cui lo studio esce già e di quelle su cui esce qualcun altro della tua zona.

Dove conviene investire il budget di uno studio commercialista

Nel marketing per commercialisti la scelta non è fra canali, è fra due orizzonti. L’annuncio a pagamento porta nuovi contatti il giorno stesso e smette il giorno in cui lo spegni. Le pagine che si posizionano non portano niente per mesi, poi continuano a portare senza che tu paghi il singolo contatto: è la differenza fra comprare clienti e acquisirli.

Il criterio pratico è uno solo: chi ha fatto la domanda per primo. Se è stato il cliente, il canale è legittimo e la spesa è giustificata. Se la conversazione la apri tu verso qualcuno che non ha chiesto niente, il secondo comma la chiude prima ancora del destinatario.

Sul dosaggio della spesa vale la logica del budget di Google Ads: l’annuncio risponde a una ricerca, quindi non tocca il secondo comma, ma il terzo si applica anche a novanta battute di titolo. I suggerimenti automatici della piattaforma vanno riscritti quasi sempre.

Perché questo articolo cita i commi invece di elencare canali

Abbiamo letto per intero le cinque pagine che si posizionano meglio su questo tema. Sulla deontologia si fermano tutte alla frase rispettando il codice. La più completa, oltre tremila parole, cita il testo del 2019 e riporta un limite che il codice vigente non contiene.

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Fare marketing per uno studio di commercialisti non significa semplicemente “essere presenti online”. Significa farsi trovare dalle persone giuste nel momento in cui stanno cercando una competenza come la tua, costruendo autorevolezza senza snaturare il valore professionale dello studio e senza oltrepassare i confini deontologici.

Con SEO Leader posso aiutarti a costruire una strategia su misura che integri SEO, Local SEO, contenuti, Google Ads e acquisizione digitale, partendo da ciò che il tuo studio offre davvero e dalle ricerche che i tuoi potenziali clienti stanno già facendo.

Niente formule aggressive, promesse irrealistiche o marketing indistinguibile da quello di qualsiasi altra attività: lavoriamo per rendere visibili competenze, specializzazioni e differenze concrete.

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Domande frequenti sul marketing per commercialisti

Il codice deontologico vieta la pubblicità ai commercialisti?

No. L’articolo 44 dichiara libera la pubblicità informativa con ogni mezzo. Il codice regola come si scrive il messaggio, non il diritto di pubblicarlo: informazioni trasparenti, veritiere e verificabili, senza superlativi, senza confronti con i colleghi e senza nomi di clienti.

Un commercialista può pubblicare i prezzi delle prestazioni?

Sì, il primo comma cita i compensi delle prestazioni fra le informazioni libere. Il prezzo va indicato in modo trasparente, chiarendo cosa comprende e cosa resta fuori, senza presentarlo come più conveniente di quello dei colleghi: il confronto, anche implicito, resta vietato dal terzo comma.

Si possono pubblicare le recensioni dei clienti dello studio?

Il contenuto sì, il nome no. Il quarto comma vieta di indicare nominativi di clienti nelle informazioni pubblicitarie anche quando hanno dato il consenso. Una recensione resta pubblicabile in forma anonima, o indicando soltanto il settore e la dimensione dell’azienda.

Posso contattare potenziali clienti su LinkedIn o via email?

Solo se sono stati loro a chiedere. Il secondo comma vieta le comunicazioni telematiche e i messaggi elettronici inviati a potenziali clienti che non ne abbiano fatto richiesta, anche quando a mandarli è un’agenzia per tuo conto. Il modulo compilato sul sito vale come richiesta.

Come trovare clienti per uno studio commercialista?

Facendosi trovare da chi sta già cercando, invece di contattare chi non ha chiesto niente. Ricerche su Google, moduli compilati e iscrizioni alla newsletter sono richieste esplicite, quindi canali utilizzabili per intero. Il passaparola resta il primo canale, ma non lo governi tu.

Immagine di Christian Carlo Cilli

Christian Carlo Cilli

SEO and Digital Marketing Consultant | Trainer | Innovation Manager I Create Web Marketing and Digital PR strategies

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